27/11/12

La wild America di Wooden Wand





Dopo tanto peregrinare – artisticamente parlando e non solo – Wooden Wand sembra aver trovato la lucidità necessaria per completare un disco dai tratti definitivi. Un lavoro che a distanza di tempo potremmo immortalare in una bacheca o in una preziosa cornice, quasi a ribadirne l’importanza storica. A far da successore a ‘Briarwood’ – l’album che ha consolidato il suo rapporto con Fire Records – ‘Blood Oaths Of The New Blues’  è una delle produzioni più rigogliose scaturite dalla penna del tenutario della sigla, James Jackson Toth. Il nostro, che sotto diversi nomi ha inciso per Young God, 5 Rue Christine ed Ecstatic! Peace (giusto per rimanere in superficie), torna a registrare in Alabama, rispettando in pieno la sua ispirazione rurale. Che a livello lirico rifugge però la solarità tipica di tante produzioni ascritte al genere’ americana’. C’è una visione sicuramente più funerea del mondo, che in questo avvicina James Toth all’antica vocazione per l’hardcore più urlato e politicizzato, il folk apocalittico e certo drone-doom.

Qualche vecchia conoscenza azzardò l’affondo all’epoca dei Vanishing Voice: questo gruppo potrebbe far perdere la testa a David Tibet dei Current 93. Ora guarda caso Wooden Wand inventa un tributo fantastico alla compianta voce dei Coil. Johnn Balance è uno degli otto brani in scaletta, un atto d’amore, una celebrazione. Molti dei musicisti che hanno sfilato in ‘Briarwood’ ritornano, dando una continuità inaspettata al progetto. Registrato presso l’ Ol Elegante di Homewood, AL – come il suo predecessore – il disco mette in fila collaboratori ormai navigati come David Hickox, Janet Elizabeth Simpson, Jody Nelson, Brad Davis ed il produttore Les Nuby III.

I cugini spirituali di questo disco possono essere rintracciati in capolavori come ‘Desertshore’  di Nico, ‘A Black Box’  di Peter Hammill o nel debutto omonimo di Dino Valente. Gli arrangiamenti sono curatissimi, potendo contare su dettagli sonici per nulla secondari. L’uso dell’organo, dell’harmonium e  della pedal steel creano un tappeto unico su cui la voce di Toth si adagia, regalando narrazioni a volte meste, ma pur sempre credibili. In ‘Dungeon Of Irons’ si ricorda la giustizia sommaria del vecchio e selvaggio West, quando donne ed uomini venivano sacrificati sulla pubblica piazza, mentre il clima viene stemperato in ‘No Debts’, forse l’unico episodio che si possa ascrivere alla categoria ‘canzone d’ amore’. Uno dei lavori più compiuti di questo camaleontico artista, che pochi ricorderanno essere nipote eletto di un’icona del più selvaggio ed ombroso rock newyorkese: Pete Steele, leader dei discussi Carnivore e Type O’ Negative.



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